lunedì 14 dicembre 2009

Orson Wells e i suoi pensieri delicati per Greta


I giorni di vento mi gettano nelle strade o sul lungomare con il mio cappello e il cappotto come Orson Welles. La memoria corre a questo lampo Pavesiano: I mattini passano chiari e deserti. Così i tuoi occhi s'aprivano un tempo. Il mattino trascorreva lento, era un gorgo d'immobile luce. Taceva. Tu viva tacevi; le cose vivevano sotto i tuoi occhi (non pena non febbre non ombra) come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose. In te desti respiravamo sotto il cielo che ancora è in noi. Non pena non febbre allora, non quest'ombra greve del giorno affollato e diverso. O luce, chiarezza lontana, respiro affannoso, rivolgi gli occhi immobili e chiari su noi. E' buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi.

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