lunedì 13 aprile 2009

Divina Commedia

Se l'amore fosse solo gentilezza o sensazione di calore e tenerezza, non lo desidereremmo così tanto, non ci strazieremmo l'anima, non staremmo svegli intere notti per lui. Non ci sarebbero canzoni, film o gran parte della letteratura. Per citare La Rochefoucauld, uomo che seppe cogliere ogni falso battito del cuore umano, se volessimo giudicare l'amore dalla maggior parte di ciò che ha prodotto, si avvicinerebbe molto più all'odio che all'amicizia.
Il vero amore, l'amore capace di distruggerci ma anche di prometterci la più grande felicità esistente al mondo, si porta sulle spalle il retaggio della nostra prima infanzia, il periodo nel quale la maggior parte di noi ha imparato ad aspirare alla felicità, a soffrire per essa, a punire noi stessi quando non riusciamo ad ottenerla e a cercare di raggiungerla sempre e solo con un misto di paura, sofferenza e vergogna nel cuore.
La maggior parte di noi partecipa alla festa della speranza con la disperazione e la riluttanza in tasca. Per questo l'amore riguarda più noi che la persona amata, esattamente come il nostro desiderio di intimità (forse la cosa più bella che la vita possa offrirci) riguarda più quello che gli altri possano offrirci. Siamo alla ricerca di qualcuno davanti al quale far cadere le nostre barriere per poter diventare trasparenti, eppure la persona per la quale risultiamo più opachi e corazzati è proprio quella alla quale vorremmo rivelarci per quello che siamo.
La persona di cui vorremmo fidarci di più è quella di cui in realtà ci fidiamo di meno.
Amare è difficile, perché rappresenta la culla di qualsiasi contraddizione, qualsiasi paradosso, qualsiasi forma di insidia, astuzia e inganno, qualsiasi esempio di astio e rancore. Siamo quasi sempre noi a rendere tutto difficile, non sono quasi mai gli altri. Spesso se gli altri sono difficili è perché proiettiamo su di loro i nostri mostri più segreti, e poi li accusiamo di comportarsi in modo mostruoso.
Accade come durante l'infanzia, periodo in cui il desiderio di felicità è grossolano, goffo, sgraziato: non sempre riusciamo a capire perché mai debba essere legato ad un'altra persona o che cosa in realtà vogliamo da una certa persona. Ma non appena abbandoniamo l'infanzia, ecco che il desiderio di essere felici si ritrova intrappolato nei nostri sensi.
Il termine intimità diventa sinonimo di sessualità e ciò che da bambini sembrava un vago desiderio privo di un obiettivo preciso, nell'età adulta si trasforma in desiderio.
Se siamo stati fortunati (o sfortunati, chissà ?) nella nostra vita abbiamo avuto al massimo due o tre amori paralizzanti. Ogni volta abbiamo avvertito paura. Perché avevamo imboccato la via dell'autodistruzione. Perché questo genere di amore ha la capacità di ferirci, distruggerci, renderci umilissimi, ricordarci, ogni volta, che siamo incredibilmente inferiori rispetto alla persona oggetto della nostra adorazione. Ecco perché la maggior parte di noi impara a fuggire da questi amori molto tempo prima di leggerne i segnali ... come espresse bene Dante.

(Greta)

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