Perché il mare altro non è
che il riflesso del cielo, è un cielo capovolto: e in questo riflesso gli
uomini attraversano al contrario la verità e la vita. E meno bastano a se
stessi, più devono avere cose: ricchezze, imperi, schiavi, potere. Di nessun
altro deve essere tutto ciò che non è loro: rompono, distruggono, annientano
quel che non possono avere. E il cielo. Forse il cielo siamo noi. Noi non riflettiamo la luce,
prendendo altrove colore, noi siamo colore. Non muoviamo burrasche livide e
impercorribili: siamo brevi temporali o nere confessate agonie; ma di più,
molto di più, tenero, sconfinato azzurro e canto di culla, di lavoro e poesia.
Ma forse sto pensando così solo perché tu te ne vai, penso così solo perché tu
mi lasci.
(R. Vecchioni, "Le partenze", in "Viaggi del tempo immobile")

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