Ho strappato via tutto
maggio e giugno e venti giorni di luglio. Li ho strappati e appallottolati in
modo che non esistano più, se non come un peso nel mio fianco. Rimangono solo
otto giorni. Tra otto giorni scenderò dal treno e mi fermerò sul marciapiede alle
sei e venticinque. Allora la mia libertà si spiegherà ampia, e tutte queste
restrizioni che corrugano e aggrinzano - ore e ordine e disciplina, ed essere
ora qua ora là al momento stabilito - voleranno in pezzi. Il giorno balzerà nel
cielo, quando aprirò lo sportello della carrozza e vedrò mio padre col cappello
vecchio e le ghette. Tremerò tutta. Scoppierò in lacrime. Poi, il giorno dopo, mi
alzerò all'alba. Scapperò via dalla porta di cucina. Andrò a passeggiare nella
brughiera. I grandi cavalli dei cavalieri fantasma tuoneranno dietro di me e si
fermeranno a un tratto. Vedrò la rondine sfiorare l’erba. Mi getterò
sull'argine di un fiume e guarderò i pesci sguisciare tra le canne. Gli aghi di
pino mi si stamperanno nel palmo delle mani. Là mi aprirò e porterò alla luce
tutto quello che ho fatto qui; qualcosa di duro. Perché è cresciuta in me,
attraverso le estati e gli inverni, sulle scale, nelle stanze da letto. Non
voglio, come Jinny, essere ammirata. Non voglio che la gente, quando entro io,
alzi gli occhi con ammirazione. Voglio donare, voglio che mi si doni, e voglio
solitudine in cui svelare i miei possessi.
(V. Woolf – Le onde)
(V. Woolf – Le onde)

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