sabato 11 agosto 2012

Quest’alba è la prima alba del mondo


Vivere è essere un altro. Neppure sentire è possibile se si sente oggi come si è sentito ieri: sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire, è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, è essere oggi il cadavere vivo di ciò che ieri 
è stata la vita perduta.
Cancellare tutto dalla lavagna da un giorno all’altro, essere nuovo ad ogni nuova alba, in una nuova verginità perpetua dell’emozione: questo e solo questo vale la pena di essere o di avere, per essere o avere quello che in modo imperfetto siamo.

Quest’alba è la prima alba del mondo. Questo colore rosa, che attraverso il giallo volge verso un caldo bianco, non si è mai posato prima sulla facciata occidentale che il caseggiato con i suoi occhi vitrei punta sul silenzio che sopraggiunge dalla luce crescente. Mai c’è stata quest’ora, o questa luce, o questo mio essere. Ciò che sarà domani sarà un’altra cosa e ciò che vedrò sarà visto da occhi ricomposti, pieni di una nuova visione.
Altri monti della città! Grandi architetture che i pendii scoscesi reggono e ingrandiscono, slittare di edifici raggruppati in varie forme che la luce intesse di ombre e di ustioni: siete l'oggi, siete me; poiché vi vedo siete ciò che [...] e vi amo dalle mie murate, come un piroscafo che incrocia un altro piroscafo e c'è un'ignota nostalgia al passaggio.

(F. Pessoa)

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