[…] profittando della luce che la prima notte di primavera precipita negli uomini, forti, silenziosi e molto attenti, noi seminavamo l’ultima nostra parola, la nostra parola: per la pace e la morte del persecutore, per una vita migliore e per la sparizione delle guerre.
È bene sognare (dicevamo noi), sognare e cambiare, cambiare soprattutto e non dimenticare mai il tempo e il luogo, non dimenticare mai la cornice di lacrime del mondo.
E i nostri gesti sembravano delle anfore piene o forse le vele di una goletta.
È chiaro che la nave si muove a gonfie vele verso la rada delle nostre coste.
Il pilota dell’Ottobre ci ha portato in acque profonde.
I nostri occhi sanno leggere la bussola, le nostre mani sanno muovere il sestante, la zavorra è stata gettata e il timone ci appartiene.
Ma voglio che sia chiaro: noi non conficcheremo la lancia nella terra fino a quando non soccomberete nella vostre stesse trappole, fino a quando non sarete inghiottiti con sciami cupi di serpi e di lacuste, e fino a quando, asciugando il denso veleno della scolopendra, con queste nostre mani, non scaveremo in paludi e fango, ai margini del mondo, una fossa per voi, uccisori di prati e di laghi azzurri.
(V. Teodorescu)
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