
La tua finestra luminosa, dalle tendine a fiori, è appannata dai vapori odorosi degli antichi miti levati dal vecchio focolare della tua fede dove la pentola colma delle tue certezze si dilata oziosa in sussurri rassicuranti sul giorno che seguirà sul paradiso che ti attende su Dio che veglia il tuo posto adagiato al centro di un Disegno preordinato. Misuri l’Infinito col tuo orologio a muro e i reticoli di mappe il tuo calendario adorna la retta spoglia del tempo con le ghirlande delle ricorrenze posticce e nascondi da sempre le tue paure sotto il velo ricamato delle fiabe. La tua solitudine è scandita dalle ore di lavoro, dalle chiacchiere condiscendenti dalle feste stabilite, dai tuoi viaggi – fuga, amicizie supposte, amori attesi, dai talk show televisivi e ogni volta che ti assale la percezione di non esserti continuato in tuo figlio. Sei seduto al tuo tavolo, col capo chino, ad ordire il futuro in un puzzle di Piani disteso sulla tua tovaglia a quadretti, mentre… mentre la tua ombra strascicante chiazza la bolla luminosa della finestra. La bolla luminosa della tua finestra una lanterna pencolante nel vento è sospesa sull’abisso del Nulla che vortica silenziosa e frulla nelle sue spire a imbuto i tuoi buoni propositi i tuoi affanni quotidiani le tue conquiste la guancia che hai tanto accarezzato il volto che hai tanto amato tua madre e il tempo che ti resta. Apri la finestra e guarda come si sfumano nella foschia notturna quelle particelle sparse che s’addensavano un giorno nella tua giovinezza. C’è un abisso che vortica sotto la tua finestra appannata dalle tendine a fiori …
(V. Bardiyaz)
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