giovedì 22 gennaio 2009

Sogno

Ieri notte ho fatto un sogno. Me lo ricordo perché mi sono svegliata di soprassalto alle 3.46 minuti, ho guardato l'ora e ho appuntato alcuni frammenti sul blocchetto delle note che tengo sul letto.
Ero salita su un boeing 747 in compagnia di Marco. I posti assegnati erano in fondo alla prima classe.
Io ero tranquilla, come lui. Uno dei soliti viaggi, come ne abbiamo fatti tanti, verso la solita meta. Avevo in mano un dispositivo elettronico ed ero alla ricerca di informazioni di routine. L'aereo inizia le sue manovre di decollo e dopo mezz'ora si assesta su una normale andatura di crociera. E' notte e dall'oblò intravvedo le luci delle città fino a quando non abbandoniamo la terra ferma per il mare. Pochi istanti e il pachiderma perde quota. Il pilota cerca un ammaraggio di fortuna. Grida, urla, panico tra la gente.
Io sono calmissima a tal punto che continuo a leggere le informazioni sul mio display.
Iniziano le operazioni di evacuazione. La gente si precipita lungo i corridoi, si toglie le maschere di ossigeno e le scarpe ed inizia freneticamente ad uscire.
Io continuo a rimanere seduta anche quando Marco mi invita ad alzarmi con tono sconcertato dal mio comportamento. "Arrivo" gli rispondo flemmaticamente.
Non ho fretta, anche se vedo che l'acqua ormai è entrata dentro e rischio di affogare. Devo prendere alcune cose prima di scendere: la Krescina per i capelli, le sigarette e il mio dispositivo elettronico. Salto sul gommone pochi istanti prima dell'affondo della carlinga. Arriviamo ad una banchina del porto. Sono costretta a salire delle scale a piolo come quelle dei sommergibili, solo che nel mio sogno sono laccate d'oro scintillante.
Arrivata in cima mi sorprendo di non aver avuto alcun attacco di panico e mi incammino verso una collina. Il buio è sempre profondo, ma in lontananza c'è una grande villa in stile inglese. Entro e si fa giorno. Al desk di una reception c'è Alberto Degradi che sfodera il suo mitico sorriso e la sua voce baritonale calda e accogliente. E' contento di vedermi e mi saluta calorosamente consegnandomi una cartellina del corso Cisco a cui sono stata invitata a partecipare.
Ad un certo punto spunta da una porta Monica. Io sono sorpresa e felice di rivederla. Mi racconta che quella è casa sua e mi porta nell'ala familiare di questa villa che comincia a prendere le sembianze di un castello gotico, e mi parla dei suoi problemi finanziari legati alla casa, a scelte sbagliate compiute da suo padre per troppa ingenuità e generosità verso il prossimo, in particolare i parenti. Al tavolo della cucina è seduta sua madre. Ha un viso dolcissimo, sta intonando canzoni di altri tempi e sorride piena di gioia al mondo. Sembra una bambina. Mi giro e accarezzo il braccio di Monica. La sua pelle è vellutata e profuma di buono ... e glielo dico.

(Greta)

Nessun commento:

Posta un commento