giovedì 15 dicembre 2011

Après, le déluge.


Arte, l'impronta dell'eternità. Fuori dai contorni del quadro, il tumulto e la noia della vita, l'incessante e vana corsa stremata dai progetti. Ma, dentro, la pienezza di un momento sospeso, strappato al tempo della bramosia umana. Perché non possiamo smettere di desiderare, e questo ci esalta e ci uccide al contempo. Il desiderio! Ci sostiene e ci crocifigge, portandoci ogni giorno sul campo di battaglia dove ieri abbiamo perso ma che, nel sole di un'altra giornata, ci sembra nuovamente un terreno di conquista; e anche se domani moriremo, il desiderio ci fa erigere imperi destinati a diventare polvere, come se la consapevolezza che presto cadranno non riguardasse la sete di edificarli ora; ci infonde l'energia di volere sempre quello che non possiamo possedere e ci getta all'alba sull'erba disseminata di cadaveri, affidandoci fino alla morte progetti che appena compiuti subito rinascono. E siccome desiderare incessantemente è estenuante, ben presto aspiriamo ad un piacere senza ricerca, sogniamo una condizione felice che non abbia inizio né fine in cui la bellezza non sia più finalità né progetto, ma divenga la certezza stessa della nostra natura, cioè la condizione dell'Arte.
Après, le déluge.

(Greta)

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